Il Casco - Cosa mi passa per la testa

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Il Casco - Cosa mi passa per la testa

Messaggio Da DaliaNera il Sab Set 18, 2010 5:42 pm

Definitivamente archiviata la questione sull'obbligatorietà (il casco in bici NON E' OBBLIGATORIO per nessuna fascia d'età) resta da dire che l'uso della cofana in polistirene è sempre, caldamente, fortemente, convintamente consigliato.



Il casco, come noto, è un accessorio (fondamentale) che ha lo scopo di proteggere la testa dagli impatti assorbendo l'energia della forte decelerazione in seguito ad un urto.
Il casco da bicicletta ha le medesime funzioni del casco da motocicletta, non bisogna farsi ingannare dal peso irrisorio e dalla caratteristica struttura alveolare, costituita da grossi vuoti che altro non sono che canali di areazione. Per pignoleria va detto che a parità di peso il casco da bicicletta è più efficace del casco da moto. La tecnologia del casco ciclistico è più avanzata, quella motociclistica è più grezza perchè conta sulla massa (e sul conseguente peso) del polistirolo interno alla calotta. Il principio è lo stesso: in caso di impatto l'energia cinetica viene "dispersa" (almeno in parte) nel materiale. Sul casco ciclistico c'è anche una componente geometrica che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe trasferire l'energia dell'impatto verso la sommità dello stesso facendolo aprire come una cozza in caso di urto violento. E' pacifico che dopo una botta che sia poco più che di "lieve entità" il casco (sia da moto che da bici) vada sostituito, potrebbe non avere più le proprietà fisiche e meccaniche per salvarvi la vita.
Il casco ha una data di scadenza. Sul serio. Le alte e le basse temperature, i raggi UV, il sudore, l'acqua, la polvere sono fattori fortemente invalidanti per un casco. La "data di scadenza" si riferisce al casco riposto bene, con un uso moderato. La struttura conserva le sue proprietà per una media di 5/6 anni. Un uso intensivo riduce la durata a 2/3 anni, uno sporadico la allunga a 10. Attenzione, il casco non vi si polverizzerà tra le mani come un vampiro al sole di varcaturo; potrebbe però succedere che non riesca ad assorbire un impatto perchè privo delle caratteristiche iniziali. Meglio non scoprirlo nel momento meno indicato: quando serve.
La scelta del casco è un altro fattore critico. Bello o brutto lo decide il vostro personalissimo buon gusto. Soggettivi sono anche i fattori tecnici, perchè ogni testa è unica ed una calzata scomoda a taluni può risultare confortevole a talaltri. Come per le scarpe. Andare al caschificio, provate finchè non lo trovate della taglia ma SOPRATTUTTO della calzata giusta.
Personalmente posseggo 3 caschi con caratteristiche diverse per calzabilità, peso e aereodinamica.
Il primo è il Matrix dell'italiana Selev.



Leggerissimo (260 gr), ben bilanciato. Ventilazione proggettata e realizzata con cura. Alto sulle tempie, lasciate scoperte, ha delle cinghiette morbide con una facile regolazione del "triangolo orecchie". Piuttosto stretto sulla calotta, evita l'effetto funghetto, scendendo tuttavia molto sia sulla nuca che sulla fronte dove ha una feritoia d'areazione che, unita all'imbottitura discretamente assorbente, evita che il sudore scivoli negli occhi. Il sistema di regolazione è macchinoso, con due regolatori sulla cinghia alla nuca. Non causa nessun effetto aerodinamico nelle orecchie, adatto alle alte velocità. Lo utilizzo prevalentemente con Partenope 2.0.

Il secondo è lo Slant dell'ammericana Bell (......parente di quello del telefono?)



Meno leggero del primo (340 gr) e sbilanciato leggermente in avanti dove il peso si avverte di più. Estremamente fasciante su tutta la circornferenza cranica, il polistirolo ha uno spessore davvero importante ed offre un gran senso di sicurezza. Riuslta "alto" sulla cofana, ma nel complesso è armonico anche grazie alla felice riuscita della coda. Ottima ventilazione, ha però un'imbottitura quasi inesistente. Risulta comodo anche dopo molte ore ma non assorbe il sudore. E' straordinaria la visiera (removibile) che ripara da sole ed acqua nemmeno fosse un berretto, senza mai entrare nel campo visivo. Soffre di qualche "spiffero aereodinamico": sulle alte velocità si avverte un fruscio nelle orecchie. Poca roba a dire il vero, ma quanto basta nelle veloci discese urbane per non sentire un'automobile che sopraggiunge alle spalle, obbliga a voltarsi.
Il sistema di regolazione è immadiato, si manovra con una mano sola. Rotellina con sgancio rapido, basta premere e si allarga. Per stringere basta un dito. Utilizzato prevalentemente con Corto Maltese.



Il terzo è un vecchio MET Bad Boy II. Dalla grafica oscena ma dalla solidità eterna. Ha ormai 10 anni. E' smangiucchiato, rosicchiato, grattugiato ma non accenna a cedere. Alto sull'occipitale come la muraglia cinese, ha una ventilazione da primato. D'inverno obbliga al sottocasco. Non dovrei nemmeno citarlo, ma ci sono affezionato. Figuriamoci recensirlo alien Utilizzato prevalentemente negli spostamenti scrivania-toilette.


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