C'era uan volta... la prima CM di San Francisco

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C'era uan volta... la prima CM di San Francisco

Messaggio Da Ospite il Mar Mag 20, 2008 5:22 pm

Intervista di Luca Fazio a Chris Carlsson, l’ideatore della Critical
Mass di S. Francisco nel 1992, tratta da “il manifesto”, domenica 11
agosto 2002.

Com’era la situazione nel 1992?
A San Francisco per le biciclette è sempre stata piuttosto dura. Negli
Stati uniti, anche se per legge le biciclette hanno tutto il diritto di
circolare, l’automobile è sacra. L’impianto stradale di San Francisco è
stato concepito solo per le automobili e fino a dieci anni fa poche
persone avevano il coraggio di scendere dall’auto per salire su una
bicicletta. Se pedalavi, rischiavi di finire per terra fuori strada. I
ciclisti prima di Critical Mass erano degli individui che passavano
nella stessa strada senza conoscersi e senza entrare mai in contatto
tra loro. Poi, una scelta individuale considerata stravagante si è
trasformata in una svolta collettiva per la conquista di uno spazio di
libertà. Una specie di “xerocrazia” dove ognuno fa quello che gli pare,
nel gruppo si chiacchiera, si stringono amicizie, ognuno è libero di
prendere l’iniziativa.
Come è andata la prima volta?
Dopo cinque o sei mesi di interminabili discussioni, ho
proposto di incontrarci una volta al mese per organizzare una sorta di
coincidenza collettiva. Per due settimane ho girato San Francisco
mettendo un volantino su ogni bicicletta. Alla fine, era il 25
settembre del 1992, un venerdì, ci siamo trovati in un punto preciso
alle 18 del pomeriggio - in Market Street - perché volevamo riunirci
tutti insieme per tornare a casa dal lavoro in bicicletta, come una
massa compatta che le automobili non avrebbero potuto fare a meno di
superare. Avevamo intenzione di chiamare tutto questo “Commute Clot”,
come un blocco nelle vene che fa saltare il sistema circolatorio, poi
abbiamo scelto “Critical Mass.”
E’ filato tutto liscio?
Le prime volte eravamo come invisibili, circa 45 biciclette,
la gente ci salutava sorridendo come si sorride a una comitiva che va a
farsi una scampagnata. Fin da subito la piccola massa critica ha
espresso una contraddizione: c’erano ciclisti che non vedevano l’ora di
bloccare il traffico e fare casino con gli automobilisti perché li
consideravano avversari, altri invece, la maggioranza, cercavano di
farseli alleati: scendete dall’automobile, gridavano. Il nostro slogan
era: “Noi non blocchiamo il traffico, noi siamo il traffico”.
E’ stato subito un successo, perché non si trattava di una
manifestazione per conquistare qualcosa in futuro ma di una cosa bella
da vivere nell’immediato, era come se si fosse concretizzata la
possibilità di crearsi uno spazio dove sperimentare un mondo migliore
da vivere subito. Le prime volte arrivava gente che ci portava fiori e
noi li gettavamo agli automobilisti.
Possibile che nessuno ce l’avesse con voi?
Beh, quando siamo diventati un migliaio il traffico di San
Francisco si è bloccato completamente. La polizia non sapeva come
comportarsi, arrivava e cercava di individuare chi avesse organizzato
la manifestazione, voleva parlare con il “leader”, chiedevano se era un
appuntamento politico o sportivo. Facevano multe a caso, 50 o 200
dollari, per esempio se un ciclista passava col rosso, ma non ha
funzionato: presentavamo ricorso in tribunale, poi è bastato rispettare
le regole del traffico per farli impazzire.
Un venerdì però è finita male…
Nel luglio del 1997 il sindaco di San Francisco si era messo
in testa di sradicare Critical Mass. Voleva aprire una trattativa e si
affannava a cercare un leader per raggiungere un ragionevole
compromesso. Insomma, voleva stabilire una specie di percorso protetto
per trasformare il tutto in un’insipida parata ecologica. A dire il
vero, qualche leader improvvisato è andato a trattare, ma Critical Mass
non ha mai risposto ad alcun leader e il tentativo del sindaco è
fallito. Quel giorno il sindaco si è presentato all’appuntamento per
augurarci buon divertimento, ma ha raccolto solo una tremenda bordata
di fischi. La polizia era già piuttosto nervosa. Al primo tentativo di
blocco, più di 7 mila ciclisti si sono sparpagliati come uno sciame per
tutta la città bloccandola completamente. Non sapevano più cosa fare.
Gli elicotteri volteggiavano in cielo senza sapere dove andare, sono
arrivati i poliziotti con i caschi anti-sommossa e hanno inutilmente
cercato di costruire una diga per bloccare la massa critica. Alla fine,
sono riusciti a imbottigliare un centinaio di ciclisti, prima li hanno
pestati per bene e poi li hanno arrestati: a ripensarci adesso fa anche
un po’ ridere vedere un cop tutto bardato che manganella una povera
ciclista, ci sono le foto…
Adesso il venerdì è tutto ok?
I poliziotti hanno imparato che non possono controllare
Critical Mass, hanno anche imparato che devono stare alla larga. Ci
tollerano. Ormai siamo circa 7-800 ciclisti fedeli e un venerdì al mese
San Francisco ha lo stesso “problema”.
Ma essere ignorati non può anche significare che la massa
critica è stata assorbita e quindi disinnescata? Insomma, la mancanza
di conflitto non rischia di fiaccare i movimenti?
La storia non finisce mai. E’ proprio in quel momento che si
può portare un’esperienza a un altro livello: perché se veniamo
lasciati soli siamo davvero liberi di rendere le nostre iniziative più
interessanti, il difficile è che a questo punto tocca a noi. Quando il
conflitto rientra, siamo gli unici responsabili dello spazio che ci
siamo guadagnati.
Dopo dieci anni, quali risultati concreti avete ottenuto?
Molti. Intanto la città è cambiata radicalmente: basta pensare
che dal 1992 a San Francisco ci sono in circolazione il 700% di
biciclette in più. Oggi finalmente la bicicletta esiste nella testa
della gente, anche se è difficile misurare il grado di consapevolezza
delle persone sulla reale portata politica di questo cambiamento. Sono
convinto che chi ha partecipato a Critical Mass è cambiato, perché la
gente, anche persone che con la politica non avevano niente a che fare,
ha sperimentato per una volta che si può essere protagonisti di un
cambiamento, anche se piccolo.
Davvero non c’è niente che non abbia funzionato?
Mi sarebbe piaciuto che lo spirito situazionista di Critical
Mass avesse contagiato altri punti di rottura del sistema dove stanno
nascendo i conflitti. Invece non è così.
Perché proprio attraverso la bicicletta è stato possibile
aggregare una massa inedita capace di porre con forza una questione
fondamentalmente politica? Quanto conta il mezzo?
In una società dove il capitalismo governa tutto e lo scontro
di classe, incredibilmente, sembra superato - in America tutti sgobbano
ma si credono potenziali milionari… - credo che nel trasporto ci sia
ancora un piccolo spazio per sottrarsi alla strategia del controllo:
staccarsi dal volante dell’automobile. Magari lo fai anche perché sei
spinto da alcuni principi anti-sistema, ma il fatto è che appena pedali
stai bene perché realizzi subito alcuni tuoi bisogni. Salire in bici è
un modo immediato per disertare un mondo atomizzato realizzando subito
qualcosa di diverso.
Il problema è come tradurre una scelta individuale in una azione politica.
Per molti la forma più normale di resistenza alle forze
economiche più deteriori è il sabotaggio, l’attacco frontale, l’azione
collettiva. Io personalmente sono molto più individualista. Se qualcosa
nei meccanismi che regolano la società non mi piace, semplicemente dico
“ciao, io me ne vado”. Per molti della mia generazione la forma più
normale di opposizione è la diserzione. Non mi piace stare fermo in
coda col culo incollato al sedile? Mollo l’auto e mi diverto molto di
più. Il problema però è che le scelte individuali sono poco visibili,
poco politiche. Noi disertori dobbiamo metterci insieme in gruppi
temporanei e far vedere agli altri quanto si viva meglio da disertori,
in un’azione di comunicazione in positivo, da individuo a individuo.
Credo che questo sia il significato di Critical Mass.
Immagino che attorno alla massa critica sarà fiorito un marketing molto insidioso. Siete di moda?
In America si vende tutto e ce l’aspettavamo, eppure non è
successo. Siamo sempre stati tutti d’accordo nel non voler
commercializzare questo spazio libero, sottrarsi al consumo è un altro
modo per disertare questo tipo di mondo.
A Milano ho visto una bici in vetrina, mi ha colpito
l’estetica aggressiva del modello e il fatto che venisse pubblicizzata
con lo slogan “illegal bike”. Forse il mercato ha già inventato il
prodotto giusto per il ciclista critico?
Non penso che si siano ispirati a noi. Nelle città americane ci sono i “messangers“,
quelli che voi chiamate pony express. Forse quella bicicletta riprende
l’estetica dei ciclisti-postini. Sono molto aggressivi e spericolati,
fanno i duri, hanno i polpacci tatuati…anche loro vengono con noi il
venerdì sera ma si annoiano subito se non ci sono scontri con la
polizia. In America c’è una vera sub-cultura dei ciclisti machos,
organizzano bike-rodeos, gare a lancia in resta, ci sono anche bici con
razzetti sputa fuoco…
Un consiglio per le neonate masse critiche italiane
Concentratevi sul piacere e divertitevi: Critical Mass serve a dire che
non bisogna aver paura di abbassare lo standard di vita. Si può vivere
bene anche guadagnando meno, spendendo meno, lavorando meno. L’auto è
una macchina che succhia energie, soldi, tempo. La sua funzionalità è
sopravvalutata, la verità è che le auto servono a far girare soldi e
produrre posti di lavoro. Anche l’industria bellica crea lavoro, ma
questo non vuol dire che vada difesa.
(fonte: libreriaflexi.it)

-Chris Carlsson-




CM - San Francisco -


Over 2,000 cyclists take to the streets in a monthly
"organized coincidence" called Critical Mass. Spreading
to over 80 cities around the world, Critical Mass began
in September 1992 in San Francisco with 45 riders, and has
happened every month since, averaging about 1,500 riders
and topping 5,000 riders on several occasions.



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